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LA RABBIA può fare vincere una gara.

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LA RABBIA PUÒ UCCIDERE… e può fare vincere una gara.

Se proviamo ancora rabbia, paura e colpa potremo avanzare l’ipotesi che stiamo vivendo qualche allucinazione. Nessun problema, siamo in tanti!

La rabbia è uno dei sintomi più di frequente accusati dal corpo in ricordo del suo processo primitivo. Arrabbiarsi con le situazioni o con le persone, significa subire la chimica prodotta dall’ego, ma anche dall’ istinto primordiale:
difesa +attacco=sopravvivenza.

La rabbia può fare più male delle sigarette quando non viene ammessa o riconosciuta.

Non prendete la battuta sul serio, ma il veleno contenuto nella rabbia è in grado di provocare tante malattie quante altre tossine dannose. La questione ormonale sicuramente è studiata da tempo e ci saranno ancora altre grandi scoperte in un futuro prossimo.

La rabbia può anche essere comparata allo stato di cecità. Quando veniamo coinvolti dai nostri ricordi è come se entrassimo in una allucinazione personale o emozionale, per esempio: una frase può fare scattare una sequenza chimica che probabilmente accende un ricordo che chiamo “tag epigenetico”, generando una specie di cecità.

Se ti osservi, subito dopo un attacco di rabbia, potrai verificare che ti trovi in uno stato particolare, in cui è avvertibile una nuova ferita provocata dall’attacco di rabbia stesso: la colpa. Subito dopo, l’ego entra in scena per coprirci di scuse e di ragioni che giustifichino le nostre parole, pensieri ed azioni. E’ molto comune dire che una persona che ha commesso qualche reato era cieca dalla rabbia.

La rabbia è il movente dei crimini, delle aggressioni e della parole usate come coltelli per ferire. E’ una sofferenza silenziosa. La rabbia è come una prigione, perché è, senza dubbio, l’opposto della libertà. Una persona che prova questo processo chimico, non è in grado di vedersi staccata dal suo sentire o dalla storia personale.

Il corpo umano è stato intelligentemente progettato a recepire la possibilità di scatenare la combinazione ormonale, che risulta nella rabbia. Diciamo che è una componente di fabbrica preistorica. Non ci sono stati errori di progettazione. La rabbia ha forse la sua funzione? Magari serve, o è servita all’equilibrio numerico della specie, oppure a scatenare eventi che a loro volta determinano altri eventi.

In questo gioco di evoluzione e estinzione, gestito dalla rabbia, è bene sapere che essa esiste per estinguersi. Se fa parte del meccanismo umano, significa che è naturale.

Se è naturale ,non può che evolvere in qualcos’altro. Una volta trasformata, la rabbia può essere vista anche come un combustibile, se vogliamo.

Può essere paragonata ad un vento forte, che può essere pericoloso, ma che alza le vele e produce energia. La rabbia cerca via di uscite. Tutti noi abbiamo già visto nei film persone fragili e insicure, che ,in preda ad un attacco di rabbia, riescono a prendere da dentro di sè la grinta che serve per fare qualcosa. Non voglio affermare che ci serve avere rabbia, ma, evitarla o tenerla nascosta, diventa ancora più pericoloso.

È bene conoscerla per poi gestirla ed in questo modo non subirla. Serve sapere da dove parte, quale sia il suo vero momento scatenante ed il perché avviene. Dico sempre durante i mei corsi, o incontri individuali, che gli eventi che succedono nel presente non appartengono al presente,ma sono un riflesso del passato e generano il futuro. Ogni cosa che viviamo, diciamo o facciamo, è il risultato di quanto vissuto un minuto, anni, secoli o millenni prima.

Indubbiamente, quando si inizia la fase di apertura mentale ed il cambiamento di visione, è necessario osservarsi, per poi gestire la propria rabbia e le altre alterazioni del sistema.

La mente, a cui piace parlare da sola per trovare sempre ragione , si dilunga in un dialogo interminabile, serrandoci dentro ad una dipendenza verbale, condizionando le nostre parole. Talvolta il deterioramento della rabbia non guarita, può svilupparsi in rancore e prolungarsi per molti anni, generando eventi sempre collegati ad essa. La rabbia, dunque, genera quadri ripetitivi e malattia.

La rabbia sa di veleno e cerca complici per alimentarsi e riprodursi. Le parole rabbiose avvelenano persone ed ambienti. Parlare di altre persone con rabbia, per esempio, finisce per l’alimentare una forma pensiero che diventa contagiosa, così come il terrore.

La sensazione sgradevole ed il pesante effetto di un rancore trattenuto, per esempio, può originare uno stato confusionale relativo all’identità della persona colpita. A questo punto, entra nel ruolo di vittima. L’individuo che si identifica come vittima è pericoloso, perché il suo compito è generare colpa in chi lo ha ferito.

Il vittimismo è una forma di rabbia inversa. L’addossare la colpa agli altri crea catene risonanti interminabili.

Per aggirare la rabbia ed i suoi effetti di colpa e vittimismo, o per iniziare a conoscerla meglio, è importante non negarla. Quando ripetiamo mentalmente: “In questo momento provo rabbia”, stiamo ammettendola con la mente e le parole nel presente. A questo punto, la rabbia non è più padrona della situazione, ma è stata scoperta nel suo nascondiglio.

Anche se non siamo ancora esperti nella conversazione interiore, possiamo iniziare ammettendo quel che proviamo e dicendo a voce alta il perché proviamo certe emozioni.

L’essere umano è buono, ma è stato progettato con la capacità di arrabbiarsi. Se tutti noi accumuliamo rabbia in quanto combustibile o ormone, vuol dire che possiamo utilizzarlo in modo intelligente, per esempio attraverso lo sport, la musica, l’arte o qualche altre attività. Utilizzare questo combustibile, in modo da renderlo utile a noi, è intelligente.

Conoscere il vero motivo registrato a livello epigenetico ( ricordo registrato nella cellula), è fondamentale. Le dinamiche della storia personale ed i suoi collegamenti ci permetteranno di comprendere ed invertire la situazione.

Non pensare che sia difficile, è possibile anche scoprire che la rabbia non è nostra, ma di nostro padre o di nostra madre. Siamo riproduzione di altre due persone, il che vuol dire che tutto quello che non è stato risolto in loro, può ripetersi in noi. Il discendente più moderno, giustamente, ha più possibilità di quanto hanno avuto loro di evolversi in passato.

Credo che la cosa più importante sia conoscersi e ascoltare la voce della mente per distinguerla da quella dell’Intelligenza. Servono piccoli passi assieme ad una grande decisione, quella in cui possiamo scegliere se siamo gestiti o siamo i gestori della nostra storia.

La rabbia non esiste solo a livello personale, esiste a livello di gruppo, collettivo, regionale, nazionale, culturale… Ogni gruppo di umani forma un unico essere olografico. Tutto quello che questo gruppo crea e crede, genera una specie di bolla dove rimane chiuso e isolato. Tutti noi siamo soggetti alla rabbia collettiva, basta guardare il telegiornale per provare rabbia collettiva, per esempio.

Comunque sia, anche se ci troviamo dentro le bolle di rabbia e paura, siamo sempre individui ed ognuno di noi è parte del tutto… Siamo staccati, insieme! Ci serve fare un primo passo verso noi stessi per liberare l’ormone dell’Intelligenza con cui siamo stati progettati. La Pace …ed il resto diventa storia.

Luciane Arboitte dos Santos
Luciane Arboitte dos Santos
Una delle caratteristiche di Luciane è giocare con il vocabolario portando i suoi allievi a comprendere quel che dice oltre l’errore. Non è solo una questione di linguaggio per il fatto di essere straniera, lo stesso avviene quando parla la lingua madre, il portoghese. Dopo anni di ascolto “straordinario” i suoi allievi hanno iniziato a scrivere una lista di parole ed espressioni proferite nelle sue lezioni.

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