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Gli strumenti INL aggiunti al piano didattico

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Testimonianza di un’insegnante delle scuole medie.
Come gli strumenti di INL possono essere aggiunti al piano didattico.

Dopo aver incontrato l’INL e la didattica di Luciane Arboitte Arboitte dos Santos, mi è diventato sempre più chiaro ciò che affermava Vygotskij, quando parlava della duplice funzione del linguaggio. Vygotskij diceva che da un lato il linguaggio è strumento di comunicazione e scambio sociale, dall’altro è uno strumento del pensiero, che contribuisce a programmare e guidare il comportamento.

Di conseguenza, osservo l’importanza che può avere l’introduzione del sistema educativo INL nelle scuole.

Poter far conoscere ai ragazzi l’inversione neurolinguistica permette loro di trasformare gli schemi di pensiero, ricevuti dal sistema familiare, sociale e culturale, che portano loro disagio. E’ possibile trasformare i pensieri che formulano e le parole che usano, per dare spazio al loro più autentico sentire.

Possiamo, anche senza uscire dal programma tradizionale, apportare quelle modifiche che a loro servono per superare gli ostacoli, le sfide e le prove.

E’ possibile aiutarli a rispondere alla loro più profonda motivazione, per scoprire con la guida dell’insegnante il loro talento, la loro missione di vita. Solo in questo modo potranno diventare adulti sempre più consapevoli del loro compito nella società.

Le mie osservazioni sono che gli strumenti di inversione neurolinguistica, usati in primis su me stessa, creano importanti cambiamenti sul modo di vedere la realtà. Agiscono sulla visione del mondo e di conseguenza sui pensieri, le parole e i comportamenti. Lavorare sul linguaggio, in modo specifico sulle parole-chiave, è davvero rivoluzionario, in particolare alle scuole medie.

Vi racconto parte della mia esperienza con l’utilizzo degli strumenti INL:

All’inizio di quest’anno scolastico 2016/2017, propongo alle classi prima, seconda e terza, quindi a ragazzi di undici, dodici e tredici anni, di iniziare l’anno indagando sui loro obiettivi attraverso uno degli Strumenti di Inversione (intitolato la chiocciola). Ho esplicitato la consegna, specificando di stare su obiettivi concreti.

Negli ultimi anni, osservo che i ragazzi hanno la tendenza a perdersi nelle astrazioni e fanno fatica a rendere concreti i loro desideri, al punto da incontrare difficoltà anche nel trovare qualcosa di importante da desiderare.

Al termine del lavoro, ho chiesto che leggessero di fronte ai compagni cosa avevano prodotto: alcuni avevano le idee chiare e sono riusciti a rispondere a tutti i quesiti in modo chiaro; altri si sono posti, nonostante le mie indicazioni, degli obiettivi o irraggiungibili o non raggiungibili in tempi brevi; una minoranza, circa due o tre su 24, hanno avuto molta difficoltà ad individuare un obiettivo da raggiungere.

Non ho riscontrato particolari differenze tra le classi, nonostante i ragazzi fossero di età diverse.

Alcuni di loro s’impegnano costantemente, mettendosi in gioco e partecipando totalmente alle attività proposte, altri tendono ad eseguire il compito con minore partecipazione e una minoranza tende a stare alla finestra, come spettatore che osserva e non si esprime.

Un mese dopo aver applicato il primo strumento, ho proposto il secondo, il palloncino, come rinforzo del lavoro anteriore. La richiesta era di trovare un obiettivo concreto realizzabile e di individuare “le qualità” che servono per raggiungere questi obiettivi. Quali “parole, pensieri e azioni” si possono attuare per realizzare concretamente ciò che si desidera. Anche questa volta alcuni hanno partecipato e lavorato con impegno e, due di loro su 24, sono stati toccati fino alle lacrime.

Qui ho potuto chiaramente osservare come lo strumento stava agendo in profondità, e li ho rassicurati, facendo notare che alcune frasi e pensieri, agiscono come degli aghi, facendo scoppiare il loro palloncino. Per concludere, ho chiesto loro di costruire una storia, in cui il protagonista aveva lo stesso desiderio da loro espresso e di immaginare cosa avrebbe potuto escogitare.

Quali pensieri, parole e azioni avrebbe potuto mettere in pratica per concretizzare il suo obiettivo.

Le storie prodotte dai ragazzi che hanno partecipato attivamente sono state particolarmente toccanti, sentite e ben scritte, al punto che ho detto loro che mi sembrava di ascoltare delle pagine tratte da un libro stampato.

Ho espresso tutta la mia gratitudine per la loro partecipazione, in modo così presente e attento. L’ho fatto anche perché arrivasse il messaggio a quelli che avevano partecipato meno e, soprattutto, per quelli alla finestra. Come tanti di noi, adulti, in certi momenti della nostra vita.

Un’educazione comportamentale ed emozionale li aiuterà a sviluppare con più facilità il rispetto per loro stessi, gli altri e il pianeta. Poter accompagnare i ragazzi alla scoperta di se stessi è un privilegio e un dono immenso che l’esistenza mi ha offerto, di cui sono profondamente grata.

Elisa Villano – Insegnante scuole Medie Bologna

Luciane Arboitte dos Santos
Luciane Arboitte dos Santos
Una delle caratteristiche di Luciane è giocare con il vocabolario portando i suoi allievi a comprendere quel che dice oltre l’errore. Non è solo una questione di linguaggio per il fatto di essere straniera, lo stesso avviene quando parla la lingua madre, il portoghese. Dopo anni di ascolto “straordinario” i suoi allievi hanno iniziato a scrivere una lista di parole ed espressioni proferite nelle sue lezioni.

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